LIFE = CINEMATIC IMPERFECTIONS

di Avo Kaprealian
LIFE = CINEMATIC IMPERFECTIONS

Informazioni

Nazione: Libano, Armenia

Anno: 2018

Durata: 82'

36° TORINO FILM FESTIVAL

Sezione:

Sinossi

In un tempo di omicidi e di luoghi desolati dove ogni cosa è in vendita, in un Paese che affoga nel confuso puzzle del proprio passato, le anime perdute vanno in cerca di personaggi da interpretare e posti dove andare… Battono strade in mezzo alla catastrofe, passano attraverso l’immagine stessa dell’umanità, sopra e sotto le identità…

Regia

Avo Kaprealian

Avo   Kaprealian

Avo Kaprealian (Aleppo, Siria, 1986), originario di una famiglia sirianoarmena, si è trasferito dalla sua città natale a Damasco per studiare teatro alla Scuola superiore di arti drammatiche, dove si è laureato nel 2011. Ha poi partecipato a diversi laboratori organizzati da DocMed, Bidayyat for Audiovisual Arts e Screen Beirut mirati allo sviluppo di progetti cinematografici. Prima di girare nel 2016 Houses Without Doors, realizzato in totale solitudine e suo esordio nel lungometraggio documentario, ha diretto il cortometraggio Just Two Steps Too, presentato allo Yerevan Golden Apricot Film Festival. Houses Without Doors, presentato al Forum della Berlinale, ha vinto la sezione Internazionale.Doc del Torino Film Festival.

Filmografia:
Just Two Steps Too (cm, doc., 2012), Manazil bela abwab (Houses Without Doors, doc., 2016), Life = Cinematic Imperfections (2018).

Cast and Credits

regia, fotografia, montaggio, suono/director, cinematography, film editing, sound
Avo Kaprealian
interpreti/cast
Renee Deek, Carole Abboud, Dana Mikhail, Lara Eilo

**
contatti/contacts
C.cam Production
Carole Abboud
[email protected]

Dichiarazione regista

«È difficile fare un film sul dolore, la miseria e la tristezza. Sono perfette emozioni che possono diventare pericolose o essere stravolte. Per questo ho scelto un approccio imperfetto, cercando di tornare alle origini stesse del fare cinema, senza il dominio della tecnologia. Perché che senso ha girare un film perfetto, con luci e colori perfetti, con tutto quanto coperto però di polvere e ambiguità? Come si può girare una tragedia in HD? Questo film parla in qualche modo della fine, e dell’impossibilità di fare qualcosa per fermarla. […] È una meditazione sull’umano, sul teatro, sul cinema. È un film sul passato, il presente e il futuro, sul partire, la discontinuità, la rottura; sulla deformità, il vuoto, i buchi neri dell’anima».

Sinossi Approfondisci

In un tempo di omicidi e di luoghi desolati dove ogni cosa è in vendita, in un Paese che affoga nel confuso puzzle del proprio passato, le anime perdute vanno in cerca di personaggi da interpretare e posti dove andare… Battono strade in mezzo alla catastrofe, passano attraverso l’immagine stessa dell’umanità, sopra e sotto le identità…

Regia Tutto sui registi del film

Avo Kaprealian

Avo   Kaprealian

Avo Kaprealian (Aleppo, Siria, 1986), originario di una famiglia sirianoarmena, si è trasferito dalla sua città natale a Damasco per studiare teatro alla Scuola superiore di arti drammatiche, dove si è laureato nel 2011. Ha poi partecipato a diversi laboratori organizzati da DocMed, Bidayyat for Audiovisual Arts e Screen Beirut mirati allo sviluppo di progetti cinematografici. Prima di girare nel 2016 Houses Without Doors, realizzato in totale solitudine e suo esordio nel lungometraggio documentario, ha diretto il cortometraggio Just Two Steps Too, presentato allo Yerevan Golden Apricot Film Festival. Houses Without Doors, presentato al Forum della Berlinale, ha vinto la sezione Internazionale.Doc del Torino Film Festival.

Filmografia:
Just Two Steps Too (cm, doc., 2012), Manazil bela abwab (Houses Without Doors, doc., 2016), Life = Cinematic Imperfections (2018).

Cast and Credits Scopri il cast del film

regia, fotografia, montaggio, suono/director, cinematography, film editing, sound
Avo Kaprealian
interpreti/cast
Renee Deek, Carole Abboud, Dana Mikhail, Lara Eilo

**
contatti/contacts
C.cam Production
Carole Abboud
[email protected]

Dichiarazione regista Approfondisci

«È difficile fare un film sul dolore, la miseria e la tristezza. Sono perfette emozioni che possono diventare pericolose o essere stravolte. Per questo ho scelto un approccio imperfetto, cercando di tornare alle origini stesse del fare cinema, senza il dominio della tecnologia. Perché che senso ha girare un film perfetto, con luci e colori perfetti, con tutto quanto coperto però di polvere e ambiguità? Come si può girare una tragedia in HD? Questo film parla in qualche modo della fine, e dell’impossibilità di fare qualcosa per fermarla. […] È una meditazione sull’umano, sul teatro, sul cinema. È un film sul passato, il presente e il futuro, sul partire, la discontinuità, la rottura; sulla deformità, il vuoto, i buchi neri dell’anima».