A BITTER STORY

di Francesca Bono
A BITTER STORY

Informazioni

Nazione: Italia

Anno: 2016

Durata: 53'

34° TORINO FILM FESTIVAL

Sezione:

Sinossi

Barge e Bagnolo sono due piccoli comuni ai piedi delle Alpi, in cui da secoli l’attività principale è l’estrazione della pietra e in cui, dalla fine degli anni Novanta, è presente la seconda comunità cinese d’Europa. È qui che per i ragazzi cinesi inizia un altro anno scolastico, con la stessa incertezza rispetto al futuro, ma con una novità: un laboratorio teatrale ideato e realizzato per loro.

Regia

Francesca Bono

Francesca  Bono

Francesca Bono (Cavallermaggiore, Cuneo, 1985), fotografa diplomata presso lo Ied di Torino, nel corso degli anni ha seguito e documentato il processo creativo di numerosi progetti artistici. Attualmente vive e lavora in Cile. A Bitter Story è il suo primo mediometraggio.

Filmografia:
A Bitter Story (mm, doc., 2016).

Cast and Credits

regia, montaggio/director, film editing
Francesca Bono
sceneggiatura/screenplay
Francesca Bono, Fabio Ferrero

fotografia/cinematography
Matteo Tortone
musica/music
L’Amortex
suono/sound
Luca Testolin 
fonico/sound engineer
Alessandro Abba Legnazzi
interpreti/cast
Deng Qu, Hu Yun Fei, Hu Ying Ying, Hu Jin Jie, Hu Yu Bei, Wang Feng Teng
produttore esecutivo/executive poducer
Fabio Ferrero
produzione/production
Officina Koiné
coproduzione/coproduction
B612Lab, B-Sight, Consorzio Monviso Solidale


contatti/contacts
Fabio Ferrero
ferrero.fa@gmail.com

Dichiarazione regista

«Diversamente da ciò che pensiamo, la comunità cinese è poco compatta e strutturata. Non esistono gruppi d’interesse, attività ricreative o culturali. Sono nuclei familiari che si relazionano a seconda delle necessità. Questo limbo vede gli adolescenti come interpreti di una doppia frizione: nei confini della comunità, vivono lo scontro con i retaggi delle origini, rappresentate dai genitori, che impongono una visione severa e antiquata della vita senza lasciare spazio al confronto; nell’ambito del contesto d’adozione, invece, faticano a fare propri quegli strumenti di interpretazione e interazione con la realtà, fondamentali per una consapevole affermazione delle proprie potenzialità».

Sinossi Approfondisci

Barge e Bagnolo sono due piccoli comuni ai piedi delle Alpi, in cui da secoli l’attività principale è l’estrazione della pietra e in cui, dalla fine degli anni Novanta, è presente la seconda comunità cinese d’Europa. È qui che per i ragazzi cinesi inizia un altro anno scolastico, con la stessa incertezza rispetto al futuro, ma con una novità: un laboratorio teatrale ideato e realizzato per loro.

Regia Tutto sui registi del film

Francesca Bono

Francesca  Bono

Francesca Bono (Cavallermaggiore, Cuneo, 1985), fotografa diplomata presso lo Ied di Torino, nel corso degli anni ha seguito e documentato il processo creativo di numerosi progetti artistici. Attualmente vive e lavora in Cile. A Bitter Story è il suo primo mediometraggio.

Filmografia:
A Bitter Story (mm, doc., 2016).

Cast and Credits Scopri il cast del film

regia, montaggio/director, film editing
Francesca Bono
sceneggiatura/screenplay
Francesca Bono, Fabio Ferrero

fotografia/cinematography
Matteo Tortone
musica/music
L’Amortex
suono/sound
Luca Testolin 
fonico/sound engineer
Alessandro Abba Legnazzi
interpreti/cast
Deng Qu, Hu Yun Fei, Hu Ying Ying, Hu Jin Jie, Hu Yu Bei, Wang Feng Teng
produttore esecutivo/executive poducer
Fabio Ferrero
produzione/production
Officina Koiné
coproduzione/coproduction
B612Lab, B-Sight, Consorzio Monviso Solidale


contatti/contacts
Fabio Ferrero
ferrero.fa@gmail.com

Dichiarazione regista Approfondisci

«Diversamente da ciò che pensiamo, la comunità cinese è poco compatta e strutturata. Non esistono gruppi d’interesse, attività ricreative o culturali. Sono nuclei familiari che si relazionano a seconda delle necessità. Questo limbo vede gli adolescenti come interpreti di una doppia frizione: nei confini della comunità, vivono lo scontro con i retaggi delle origini, rappresentate dai genitori, che impongono una visione severa e antiquata della vita senza lasciare spazio al confronto; nell’ambito del contesto d’adozione, invece, faticano a fare propri quegli strumenti di interpretazione e interazione con la realtà, fondamentali per una consapevole affermazione delle proprie potenzialità».