DAGUERROTYPE

di Kiyoshi Kurosawa
THE WOMAN IN THE SILVER PLATE

Informazioni

Nazione: Francia, Giappone, Belgio

Anno: 2016

Durata: 131'

34° TORINO FILM FESTIVAL

Sezione:

Sinossi

Dopo la scomparsa dell’amata moglie, il celebre fotografo Stéphane ha cercato di colmare il vuoto realizzando dagherrotipi a grandezza naturale che sembrano quasi avere il dono di trattenere parte del soggetto. Quando l’acerbo Jean ne diventa l’assistente, si trova coinvolto nelle ossessioni di Stéphane e si innamora, ricambiato, di sua figlia Marie, la principale modella delle fotografie. Per vivere il loro amore, però, i due ragazzi dovranno evadere da quel mondo di immagini dalla sorprendente forza vitale. [mp]

Regia

Kiyoshi Kurosawa

Kiyoshi Kurosawa

Kiyoshi Kurosawa (Kobe, Giappone, 1955), studente presso la Rikkyo Daigaku, ha lavorato come assistente e autore di cortometraggi in 8mm, fino agli esordi in produzioni per il mercato video. Nel 1997, con il thriller metafisico Cure ha ottenuto il primo grande successo al Festival di Tokyo. Le opere successive, spesso ospitate in prestigiosi festival internazionali, lo hanno imposto tra i maggiori autori del cinema giapponese. Il suo cortometraggio Soul Dancing è stato presentato al Torino Film Festival nel 2004, dove è tornato l’anno successivo con Loft. Con Tokyo Sonata (2008), interpretato dall’attore feticcio Koji Yakusho, ha vinto il premio della giuria a Un certain regard di Cannes, sezione in cui è tornato nel 2015 con Journey to the Shore, vincendo il premio per la regia.

Filmografia:

Suito Homu (Sweet Home, 1989), Katte ni shiyagare! Gyakuten keikaku (1996), Hebi no michi (Serpent’s Path, 1997), Ningen gokaku (License to Live, 1998), Kumo no hitomi (Eyes of the Spider, 1998), Karisuma (Charisma, 1999), Oinaru genei (Barren Illusions, 1999), Kaïro (Pulse, 2001), Akarui mirai (Bright Future, 2003), Dopperugenga (Doppelganger, 2003), Ghost Cop (2004), Shi no otome (Loft, 2005), Sakebi (Castigo, 2006), Riaru: Kanzen naru kubinagaryû no hi (Real, 2012), Sebunsu kôdo (Seventh Code, 2013), Kurip (Creepy, 2016).                        

Cast and Credits

regia, sceneggiatura/director, screenplay
Kiyoshi Kurosawa
fotografia/cinematography
Alexis Kavyrchine
montaggio/film editing
Véronique Lange
musica/music
Grégoire Hetzel
suono/sound
Erwan Kerzanet, Emmanuel de Boissieu
interpreti e personaggi/cast and characters
Tahar Rahim (Jean), Constance Rousseau (Marie), Olivier Gourmet (Stéphane)
produttore/producer
Michiko Yoshitake
produzione/production
Les Productions Balthazar


contatti/contacts
Celluloid Dreams
Pascale Ramonda
pascale@pascaleramonda.com
www.celluloid-dreams.com

Dichiarazione regista

«In passato, facevo film sulla Yakuza o polizieschi che parlavano di faide tra uomini: nulla di più lontano dall’essere un artista romantico. Forse allora erano gli unici lavori che mi venivano offerti. In quel genere di film, “morte” equivale a “fine”. Tuttavia, quando ho iniziato a girare horror e i fantasmi hanno cominciato a fare il loro ingresso nei miei film, la parola “morte” si è trasformata in qualcosa di teso verso l’eternità e l’immortalità. Credo che in questo cambiamento i rapporti umani fra i miei personaggi abbiano raggiunto naturalmente un lirismo romantico».

Sinossi Approfondisci

Dopo la scomparsa dell’amata moglie, il celebre fotografo Stéphane ha cercato di colmare il vuoto realizzando dagherrotipi a grandezza naturale che sembrano quasi avere il dono di trattenere parte del soggetto. Quando l’acerbo Jean ne diventa l’assistente, si trova coinvolto nelle ossessioni di Stéphane e si innamora, ricambiato, di sua figlia Marie, la principale modella delle fotografie. Per vivere il loro amore, però, i due ragazzi dovranno evadere da quel mondo di immagini dalla sorprendente forza vitale. [mp]

Regia Tutto sui registi del film

Kiyoshi Kurosawa

Kiyoshi Kurosawa

Kiyoshi Kurosawa (Kobe, Giappone, 1955), studente presso la Rikkyo Daigaku, ha lavorato come assistente e autore di cortometraggi in 8mm, fino agli esordi in produzioni per il mercato video. Nel 1997, con il thriller metafisico Cure ha ottenuto il primo grande successo al Festival di Tokyo. Le opere successive, spesso ospitate in prestigiosi festival internazionali, lo hanno imposto tra i maggiori autori del cinema giapponese. Il suo cortometraggio Soul Dancing è stato presentato al Torino Film Festival nel 2004, dove è tornato l’anno successivo con Loft. Con Tokyo Sonata (2008), interpretato dall’attore feticcio Koji Yakusho, ha vinto il premio della giuria a Un certain regard di Cannes, sezione in cui è tornato nel 2015 con Journey to the Shore, vincendo il premio per la regia.

Filmografia:

Suito Homu (Sweet Home, 1989), Katte ni shiyagare! Gyakuten keikaku (1996), Hebi no michi (Serpent’s Path, 1997), Ningen gokaku (License to Live, 1998), Kumo no hitomi (Eyes of the Spider, 1998), Karisuma (Charisma, 1999), Oinaru genei (Barren Illusions, 1999), Kaïro (Pulse, 2001), Akarui mirai (Bright Future, 2003), Dopperugenga (Doppelganger, 2003), Ghost Cop (2004), Shi no otome (Loft, 2005), Sakebi (Castigo, 2006), Riaru: Kanzen naru kubinagaryû no hi (Real, 2012), Sebunsu kôdo (Seventh Code, 2013), Kurip (Creepy, 2016).                        

Cast and Credits Scopri il cast del film

regia, sceneggiatura/director, screenplay
Kiyoshi Kurosawa
fotografia/cinematography
Alexis Kavyrchine
montaggio/film editing
Véronique Lange
musica/music
Grégoire Hetzel
suono/sound
Erwan Kerzanet, Emmanuel de Boissieu
interpreti e personaggi/cast and characters
Tahar Rahim (Jean), Constance Rousseau (Marie), Olivier Gourmet (Stéphane)
produttore/producer
Michiko Yoshitake
produzione/production
Les Productions Balthazar


contatti/contacts
Celluloid Dreams
Pascale Ramonda
pascale@pascaleramonda.com
www.celluloid-dreams.com

Dichiarazione regista Approfondisci

«In passato, facevo film sulla Yakuza o polizieschi che parlavano di faide tra uomini: nulla di più lontano dall’essere un artista romantico. Forse allora erano gli unici lavori che mi venivano offerti. In quel genere di film, “morte” equivale a “fine”. Tuttavia, quando ho iniziato a girare horror e i fantasmi hanno cominciato a fare il loro ingresso nei miei film, la parola “morte” si è trasformata in qualcosa di teso verso l’eternità e l’immortalità. Credo che in questo cambiamento i rapporti umani fra i miei personaggi abbiano raggiunto naturalmente un lirismo romantico».